Domenica 4 ottobre, inizia il nuovo Anno Pastorale con la S.Messa delle ore 10.00
In questa domenica, ritorna per la terza volta, il tema della vigna del Signore. La parabola racconta l’amore deluso di chi ha piantato la vigna, l’ha cinta come un abbraccio, l’ha circondata con benevolenza e alzato una torre per difenderla. Per Isaia la vigna del Signore era “la casa di Israele”. Nel nuovo Testamento il culmine è nel Vangelo di Giovanni con l’immagine della “vite e dei tralci”. La parabola racconta un amore deluso, ma racconta soprattutto una “passione” che nessuna delusione può spegnere, che non si arrende, che prende sempre nuovi sviluppi, che ricomincia dopo ogni rifiuto. Così è il nostro Dio: in lui il lamento non prevale mai sulla speranza. La parabola non è solo amara: alla fine Dio vince, l’amore vince sempre. Il nuovo Israele è Gesù, su cui sono innestati i tralci della nuova umanità. La parabola è ricca di dettagli allusivi, differente dalla tradizione: la vigna, le sue qualità, Dio stesso fanno da sfondo.
Alla ribalta vengono gli operai, i servi implicati nel lavoro della vite. Costoro, però, intravvedono nella vigna un oggetto di “possesso e di sfruttamento”, la invadono e ne rivendicano la proprietà. A nulla valgono i tentativi di invio dei servi per raccogliere i frutti della vigna: anche l’invio del Figlio è soffocato nella violenza e nel sangue. Solo l’intervento del padrone della vigna, potrà ristabilire l’ordine e la giustizia, affidando la sua proprietà ad altri “servi fedeli” che garantiscano la consegna dei frutti. La parabola dell’amore deluso non si conclude con un fallimento. Tra Dio e l’uomo le sconfitte servono soltanto a far meglio risaltare l’amore di Dio. Lo vediamo in Gesù che alla fine del brano pone una domanda: “Cosa farà il padrone della vigna?” La soluzione proposta dai Giudei è logica: ancora sangue, nuovi vignaioli, nuovi tributi. Ma Gesù non è d’accordo. Egli fa appello alla Scrittura e dice: “Non avete mai letto…?”. Per uscire proprio da questa logica, Gesù introduce a questo punto la novità propria del vangelo: Dio non spreca la storia in vendette. Il suo regno è una casa nuova la cui pietra angolare è Cristo, una vigna nuova dove la vera vite è Cristo.
“Il regno sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare”. Gesù ci accompagna, allora, fuori dall’idea di avere sempre un debito da pagare a Dio, il grande esattore delle tasse dell’anima, il padrone esigente! Parla di frutti e non più di raccolti da restituire. Il Regno “sarà dato”, ed è un verbo nuovo, diverso. La vigna non è più affidata, è donata. E il frutto che la vigna matura non è un debito da restituire, ma dono, bellezza, crescita del mondo, pienezza della creazione, gioia della vigna… Il problema ultimo non è pagare o no il tributo al padrone, ma portare frutto. La vigna sarà data a chi saprà riempire di frutti il mondo. Da padrone Dio diventa donatore. Il Regno è per noi. Il frutto che il padrone attende è che la vite vera, che è Cristo, cresca fino a diventare la vigna del mondo. Perché il mondo non è mio, ma è dato a me perché io lo renda migliore e vi faccia crescere Cristo, frutto saporoso, che conforta la vita, verso la terra sognata da Isaia, dove i figli vivono da fratelli. Buon cammino all’inizio del nuovo Anno Pastorale che affidiamo all’intercessione e protezione di Maria, in questo mese missionario…e mariano!
Padre Gottardo
Il venerdi dai Padri Monfortani dalle 8.00 alle 11.00 cìè l'Adorazione Eucaristica
