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L’AMORE: UN “UNICO COMANDAMENTO”…

Il Vangelo ci ripropone un ennesimo tentativo dei farisei di cogliere in errore Gesù, con una subdola domanda riguardante la priorità di un comandamento della Torah su un altro. “Qual è il primo comandamento?”. La richiesta lascia intendere che oltre alle “dieci parole” vi fossero molteplici precetti (circa 613) e prescrizioni rituali da osservare, per i quali veniva richiesta un’ osservanza scrupolosa. Pertanto qual è il più importante comandamento? Qual è il più grande? E poi si può comandare di amare?... Secondo Matteo, è stato Gesù a consegnare ai suoi discepoli il primo comandamento e poi quel secondo, a suo dire simile al primo. La sterminata mole di precetti e comandamenti viene riassunta in poche parole dalla potenza straordinaria. Qual è il primo comandamento? “Amerai il Signore Dio tuo…”: una parola carica di futuro, a metà strada tra un imperativo e un indicativo, dunque tra una norma e una promessa. I comandamenti di Dio ci dicono che il vertice della vita cristiana è l’amore, perché, come dice San Giovanni “Dio è amore”! E questo è il comandamento zero…

Che cosa può dare senso al nostro esistere, quale “regola” avere nel difficile cammino della vita? Siamo tutti in cerca di risposte a questi quesiti e abbiamo voglia di qualcuno che possa consegnarci parole sensate, che non siano solo liste di “doveri”. Gesù si assume questo coraggio e ci restituisce un punto di arrivo che si condensa nella parola: “Amerai”. Cosa significhi amare Dio, non è così chiaro come si possa pensare. Giovanni dirà nelle sue lettere che si fa presto ad amare Dio disprezzando contemporaneamente il prossimo; e ciò accade quando si perde di vista la concreta umanità di Gesù, da giustificare ogni tipo di comportamento, appunto in nome suo. Amare Dio con tutto se stessi, come propone Gesù, cioè con una totalità di mente-cuore-anima, essere sbalzati al di fuori di se stessi, essere sospinti verso una trascendenza che non si dà nessun confine. Non è possibile fissare una “misura” all’amore di Dio, perché ci supera tanto che non potremo mai possederlo.

Diverso è per l’amore al prossimo: per poter amare l’altro non solo siamo chiamati ad andargli incontro, ma anche a rientrare in se stessi. Se ci mettiamo in ascolto di noi stessi, possiamo ritrovare cosa significhi essere amati ed avere così un modello per amare l’altro. Questo non significa che dobbiamo essere noi la misura dell’amore; significa che ci poniamo in ascolto di noi stessi, possiamo capire oggi e cosa sia stato per noi “essere amati”, al fine di trarne spunto per amare l’altro. Il primo comandamento ci proietta oltre noi stessi, il secondo ci conduce nell’intimo di noi stessi e di lì verso i fratelli e le sorelle. E’ come se avessimo bisogno di entrambi i comandamenti, in modo che ognuno preservi dagli eccessi dell’altro. L’amore al prossimo è la cartina di “tornasole” dell’amore verso Dio. L’amore di Dio può diventare una scusante per fare ciò che si vuole o pretesa di possedere Dio stesso; l’amore del prossimo può divenire nel porre se stessi come misura ultima. Invece l’unione dei due comandamenti è antidoto agli opposti eccessi… Per cui “ama e fa ciò che vuoi” come diceva Sant’Agostino!

 

 

                                                                                                                                                        Padre Gottardo

 

Il venerdi dai Padri Monfortani dalle 8.00 alle 11.00: Adorazione Eucaristica

Giovedì 29 ottobre, alle ore 20.30, in cappella ci sarà la Consulta Ministeriale parrocchiale   per presentare la lettera del Vescovo per recepire quello che ci chiede...